In orario per nulla

Parigi, place du Trocaderò.

Una ragazza si siede ad un tavolino al sole, si accende una Marlboro light.

Il cameriere le chiede cosa desidera e lei, prima di ordinare una coca cola zero, si toglie gli occhiali : le piace guardare la gente nelle pupille senza filtro alcuno.

Sorride senza motivo, sembra aspettare una persona: una sua amica o il fidanzato di una vita.

Non guardarla è impossibile bella com’è, i lunghi capelli castani che incorniciano quel viso dolcemente sensuale, quegli occhi che hanno molto da raccontare. Sembra sicura di sè dentro il suo vestito nero che le dona un’eleganza senza tempo. Si accorge di me ma non sembra infastidita, mi sorride e mi dice « bonjour » anche se non ci siamo mai viste prima, ha una dolcezza che mi sorprende e mi avvolge.

C’è un momento, un istante brevissimo, proprio mentre si sta voltando in cui noto qualcosa, un luccichio nell’angolo sinistro dei suoi occhioni verdi.

Ci leggo sofferenza, un’infanzia un po’ particolare certo, di quelle che ti segnano e che, a giudicare dal suo sorriso, lei ha vinto senza nemmeno rendersi conto fino in fondo delle difficoltà.

Non sempre la leggerezza è negativa, a volte serve a mantenerci in alto senza farci affondare.

Le chiedo da accendere, mi risponde « ci siamo già viste ? » e io non so che dirle.

In un attimo ci troviamo allo stesso tavolo, le racconto la mia vita e non so nemmeno il perchè, lei mi ascolta cercando di guardarmi dentro, vuole captare ogni emozione e annuisce dolcemente.

Non m’interrompe mai e rimane concentrata, dopo un tempo che non saprei definire mi zittisco, è il suo turno.

Mi parla di suo padre e lo sguardo inizia a brillarle sognante, mi dice che è lontano ma, ben inteso, solo fisicamente. Dice che è la sua guida che le indica il cammino senza forzarla nel seguirlo, una fonte di amore incondizionato.

È molto legata alla famiglia, mi parla per un’ora dei suoi fratelli, cugini, zii senza mai smettere di sorridere.

Rompo la magia e le chiedo di sua madre, lei mi guarda con un velo di tristezza che cerca subito di nascondere e mi dice « è molto bella Parigi vero ? ». Annuisco cercando un modo delicato per scusarmi, è sempre brutto porre involontariamente domande scomode.

Ha un fidanzato, ne ha avuti molti in realtà, ed è innamorata dell’amore. Mi dice che non capisce chi ha paura di lasciarsi andare, che le ferite passano mentre il bene resta, che per quante lacrime versi un abbraccio dato con amore ti farà sempre tornare il sorriso.

La osservo stranita, sono troppo cinica per lasciarmi incantare e lei mi guarda interrogativa, mi chiede da dove nasca tutta questa paura.

Uno ci mette anni per costruire il suo bel muro di tempi comici, sarcasmo stuccato con un po’ di cinismo e infine una bella mano di autoironia per poi sentirsi dire in pochi secondi da una sconosciuta francese « dimmi da dove ti nasce tutta questa paura» ? Pensavo di essere al tavolo con una mia coetanea non con Maga Magò. Lei ride divertita, mi dice che sono pazza ma a me quella fuori dal comune sembra lei. Non ha filtri, sa aprirti il cuore e fa quello che pensa.

Le piace spendere e non se ne vergogna, le piace viziare gli altri ma arrossisce se le fai un regalo, ama amare e si butta senza reti di sicurezza, ha un viso dolcissimo ma quando decide non cambia facilmente idea. Dice di non sapere cosa le riserverà il futuro ma che ha ben presente con chi vuole guardare avanti.

Da come mi parla si vede che è caduta tante volte ma le sue ginocchia sono morbide come quelle di un bambino. Si trucca molto ma è chiaro che è una di quelle persone che al mattino appena sveglie sono belle come sul red carpet.

Sorride e mi dice « che hai da guardarmi così ? » e stiamo un minuto in silenzio.

Rispondo che non ci eravamo mai viste forse, ma che di sicuro ora voglio rivederla, che è la prima volta che incontro una persona come lei nella mia vita.

Voglio dire vi è mai successo di trovare qualcuno che riesce ad avere la forza di spostare il Vesuvio a mani nude come se stesse bevendo un bicchiere d’acqua, qualcuno che vi ascolterebbe per ore parlare di nulla solo per avervi accanto, qualcuno che dà tutto senza davvero aspettarsi nulla in cambio, qualcuno che non ha paura di ascoltare il suo cuore e che, pur amando senza freni, riesce a non farsi intimorire dalle delusioni ?

Torno a casa quando già fa buio e rido da sola mentre scrivo al computer, l’ho vista una volta soltanto e già sta facendo vacillare il mio cinismo.

Non stava aspettando nessuno e nemmeno io, ma siamo arrivate perfettamente in tempo al nostro appuntamento.

Odio relativo

Io non odio nessuno e questa è una bugia.
Odio quelli che in metro si appoggiano contro i seggiolini mobili senza sedercisi.
Io sono stanca e tu, tamarro da tre soldi che fingi di non accorgerti del mio sguardo gelido, stai lì indeciso sul da farsi: sedersi o non sedersi, essere o non essere?
Come se non avessi il coraggio di andare fino in fondo lasciando sempre le cose a metà.
Tiro ad indovinare: tu sei quello intelligente che non si applica, quello che la rincorre ma quando la guarda negli occhi scappa, quello che a monopoli non costruiva mai alberghi perchè costavano troppo e poi metti che non ci passa nessuno, quello che al posto della birra ordina una panachè.
Uno che va in palestra ma non per farsi i muscoli, quello che fa il bagno in mare ma solo fino a dove tocca, uno che mangia gli spaghetti aglio olio e peperonicino ma mi raccomando con pochissimo piccante e magari senza aglio, uno che fa sesso sempre a luce spenta. 
Toccare ma non guardare, guardare ma non toccare, appoggiare ma non sedersi.
Ad ogni permissione corrisponde una proibizione uguale e contraria, mantieni un equilibrio innaturale e infatti io rido quando la metro si ferma bruscamente e tu cadi, cioè quasi cadi, sia ma che porti a termine qualcosa.
Finalmente scendi guardandoti fugacemente intorno sperando che qualcuno, ma non molti, ti abbia notato.
Mentre ti avvii all’uscita con passo mediamente veloce e mediamente lento, penso che peggio di te ci siano solo quelli che guidano col cappello, quelli che vanno ai 50 all’ora anche in autostrada, quelli che passeggiano in mezzo alla strada mentre tu hai cinque minuti per attraversare la città, quelli che non hanno ancora capito che se hanno paura di mettersi alla guida possono prendere i mezzi pubblici, quelli che solo perchè hanno il suv non rispettano i ciclisti.
In breve, da buona italiana, odio tutti quelli che anche solo lontamente potrebbero intralciare la mia strada quando sono di fretta senza dimenticarmi di detestare quelli che corrono mentre io faccio la turista.