Noi tamarri di una volta.

Mi sono seduta al bar questa mattina per prendere il solito caffè. Accanto a me una tavolata di giovincelle liceali conversava amabilmente. O almeno speravo. C’era una certa musicalità nell’aria, infatti ogni tre parole veniva abilmente inserito il termine latino “minchia”. Ho udito modi di dire che pensavo morti e sepolti quale “gli sono andata dietro” per indicare un vano tentativo di seduzione,  “me lo sono slinguato” anziché un sobrio limonare.  Da buona snob mi sono subito irrigidita e, storcendo il naso, ho pensato che noi a quindici anni eravamo completamente diversi, che le nuove generazioni sono bruciate, che mio dio ma il darwinismo ha davvero fallito.

Arrivata a casa ho riguardato le vecchie foto di quando ancora la maggiore età sembrava un’oasi in un deserto di brufoli ed adolescenza. Dio mio, ero veramente così? Sono uscita con quel tizio così imbarazzante? Perché nessuno mi ha mai detto che assomigliavo ad un peto imbottigliato? E poi la rivelazione: in un passato lontano ma non poi così tanto, ho usato pure io il “tvukdb”, il “xkè”, ho ascoltato musica che mi vergogno ancora adesso di cantare sotto la doccia nonostante sia sola in casa, ho bevuto il primo bacardi breezer credendo di essere la regina del mondo. 

La verità è che abbiamo tutti un passato da tamarri, nessuno escluso.  E tutti tentiamo di rinnegarlo guardando con la stessa espressione di un mangiatore di limoni questi nuovi quindicenni.  “io alla loro età passavo le giornate a leggere i Sepolcri per poi abbozzare la mia tesi sul neopositivismo e le sue influenze che potremmo definire decadentiste ma anche no”. Per cortesia, a quindici anni pensavi a come chiedere di uscire alla brunetta della classe accanto, a come scopiazzare il compito di matematica, a se fosse meglio il topexan o sei dita di cerone per non far vedere i brufoli. Tutto questo con musica di dubbia qualità nelle orecchie.

E quindi il mio è un appello a tutti noi ex tamarri, a tutti noi che almeno uno scheletro nell’armadio ce l’abbiamo. Prendiamo pure in giro i nuovi liceali, sfottiamoli a dovere per manifestare la nostra insindacabile superiorità non senza però, nel profondo, sorridere pensando che, ai nostri tempi, c’era qualcuno che rideva di noi allo stesso modo. E ne aveva tutti i motivi.

2 pensieri su “Noi tamarri di una volta.

  1. Per carità,non ci sono solo tamarri in giro grazie al cielo ma dentro forse un pò lo siamo tutti e crescendo forse ce lo scordiamo.Parlando da ragazza non mi sono mai piaciuti certi atteggiamenti o certi linguaggi ,ma ogni tanto ascolto anche io qualche canzone house e qualche parola mi scappa, non ne faccio certo uno stile di vita,anche noi ragazzi ci critichiamo tra noi e più pesantemente di quanto si possa immaginare.Un saluto

  2. a 15 anni eseguivo test comparativi (puntigliosi e minuziosi) tra i romanzi di Dostoevskij e quelli di Tolstoj e, a tempo perso e debito, discettavo di empirismo e razionalismo.

    … forse!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...