Autoerotismo cerebrale

Oggi, dopo lunghe e contorte riflessioni, ho deciso di parlarvi di un argomento assai delicato e vergognoso: l’autoerotismo cerebrale. Volgarmente definito come “sega mentale” , esso consiste in un processo del nostro pensiero che, seguendo le misteriose leggi di aggrovigliamento delle cuffie del walkman (e mi auto do dieci punti radical chic per non aver detto mp3 o ipod) , porta la nostra mente a risultare più impazzita di una maionese troppo sbattuta. Un classico esempio di autoerotismo cerebrale si ha quando,  davanti ad un non-saluto, il nostro cervello scarta di default l’ipotesi “non mi ha vista, in fondo siamo al concerto degli iron maiden” iniziando immediatamente la stesura di un giallo degno di Agatha Crhistie. Si parte con un banale “ecco mi odia da quando una volta non risi ad una sua battuta” e, passando per “penserà che sono un’idiota per come sono vestita o per il brufolo sul naso” , si giungerà al fantasioso “mi odia ancora perché alle elementari barrai la famosa crocetta del no. È che non pensavo volesse stare davvero con me, pensavo aspettasse solo di prendermi in giro con i suoi amichetti. Ma io lo amo, credo. Avremmo potuto avere sei figli e dodici labrador se non avessi detto no. O forse voleva davvero solo prendermi in giro. Bastardo”.

Pare dunque evidente che il lato erotico della questione prenda a questo punto dei risvolti più bondage del previsto. Potremmo parlare di sadomaso ma ritengo sia ormai troppo fuori moda. Tornando al bondage, si potrebbe paragonare questo autoerotismo ad una forma di impiccagione mentale con, tuttavia, poco godimento. Il soggetto infatti, terminata la pratica di tortura, non sembra mostrare segni di piacere ma, nonostante ciò, persevera nell’autoerotismo.

Gli individui più estremisti sembra amino fare sessioni di gruppo di seghe mentali in cui questa pratica raggiunge uno dei picchi massimi di perversione. Non è inusuale, tuttavia, l’autoerotismo cerebrale che si alimenta a partire da sé stesso. Quest’ultima frase necessita senza dubbio di un’esemplificazione non essendo d’immediata comprensibilità. Ecco dunque il più frequente: “secondo te mi faccio le seghe mentali? No perché dicono che io mi faccia le seghe mentali ma a me non sembra.. voglio dire mi pongo domande a volte un po’ astruse sul perché e sul per come ma non credo di farmi le seghe mentali.. sii sincero, trovi che mi faccia le seghe mentali? No perché se così fosse sarebbe un bel guaio. Anche il mio cane ha detto che mi faccio le seghe mentali ma io non trovo sia vero. Dici che me le faccio?”.

Dopo anni di ricerca e svariati milioni di soggetti analizzati, l’università di Harvard sembra aver trovato l’unico vero rimedio a questa forma di perversione che, se non curata, porta ad una lenta autodistruzione dell’individuo. Trattasi di iniezioni di autostima pura al 100% da fare direttamente nel cuore. Nel foglietto illustrativo si spiegano le modalità di somministrazione: iniettabile solo durante crisi di autoerotismo, evitare il sovraddosaggio per non rischiare l’effetto pallone gonfiato.

Prossimamente nella grande distribuzione farà il suo ingresso anche la pastiglia “crèdice”, per uso quotidiano e con circa il 3% di autostima pura. Risulta, da una ricerca di mercato, che l’unico ostacolo a questo farmaco salva vita sia legato ai problemi di diagnosi dell’autoerotismo cerebrale. I soggetti colpiti, infatti, mostrano tutti i sintomi tipici della negazione quando la patologia viene accertata: “io non voglio prendere quelle pastiglie. Io non mi faccio le seghe mentali. E poi se le prendessi tutti penserebbero che me le faccio e mi riterrebbero uno stupido e poi io non ci metto più piede in giro. È tutta colpa del medico, l’ho sempre detto che gli stavo antipatico, hai notato come muove il sopracciglio destro quando mi visita? Proprio non sopporta la mia presenza. Io non prendo niente, io sono sano”.

Evita di diventare anche tu un maniaco dell’autoerotismo cerebrale, riconoscilo e fatti aiutare.

Pubblicità sociale finanziata dall’associazione femminile “più pene per un mondo senza pene”.

4 pensieri su “Autoerotismo cerebrale

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