Popolè atto primo.

E così è la vigilia di Natale, la prima edizione di Popolè si è ormai conclusa e tutti già pensiamo ai regali, all’anno nuovo e a quello che il futuro ha in serbo per noi.

Che poi perché si dica in serbo non lo so ma di sicuro per la traduzione chiamerò mia cugina che lei in serbo ci ha preso la laurea.

Sarebbe inutile fare un discorso tipo “chi l’avrebbe mai detto, da compagni di liceo a collaboratori per la Nostra festa d’arte”. E infatti ho deciso di non farlo.

Sarebbe noioso iniziare a fare un elenco di ringraziamenti che, per quanto pieni di significato, al lettore risulterebbero sterili e ridondanti.

Ed è dunque evidente che mi trovo in difficoltà, che non so bene cosa scrivere, che non so bene come iniziare anche se in realtà ho già iniziato. Diciamo che non so come continuare.

Propongo un brindisi e da quanti ne farò finiremo tutti ubriachi dopo poche righe, ma è Natale e le bollicine fanno sempre piacere.

Un brindisi a Simone che ha avuto l’idea, che faceva telefonate all’una di notte per parlare del minimo dettaglio, che dopo questo festival ha due borse sotto gli occhi che neanche Gucci, che ci siamo urlati addosso come due Scorpioni con Saturno contro finendo con un sorriso ed una pacca sulla spalla. Perché il vero motivo per cui si litiga è la magia di quando si fa pace. E perché siamo due teste calde.

Un brindisi a chi ci ha messo il cuore, fosse dalla platea o dal palco, dalle quinte al bar, dalla cassa alla cucina.

Un brindisi a chi ha fatto critiche costruttive, agli errori e alla voglia d’imparare, un brindisi alla magia che si è creata tra i muri del piccolo teatro Giraudi.

Un brindisi al pubblico che pubblico non era, alle vostre risate e alle vostre lacrime, un brindisi soprattutto alle emozioni che abbiamo mostrato senza vergogna.

Un brindisi a chi ha già difficoltà a mettere a fuoco le righe, suvvia siamo in Piemonte, il vino ci scorre dentro più del sangue. Se la gioca con l’Americano Cocchi a dirla tutta.

Lo ammetto, ho barato. Ho detto che non avrei fatto ringraziamenti ed invece li ho semplicemente mascherati con un “brindisi”.

È che mi hanno insegnato che un grazie non costa nulla e regala un sorriso, è che nonostante io stia raramente in silenzio, oltre ad un grazie non ho altro da dire.

Anzi, una cosa ce l’avrei.

Arrivederci alla seconda edizione.

Abbiamo festeggiato l’arte e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci.

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